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IL FASCINO APPANNATO DELLA TOSCANA

«Una cosa è chiara. Noi abbiamo a disposizione una regione come la Toscana che ha un suo brand ed un suo marchio ben conosciuti nel mondo, ma non riusciamo a venderla come si dovrebbe». E' molto chiara Monica Righele, direttore commerciale di Abitalia Hotels & Resort, la catena del gruppo Bulgarella che proprio in questa zona ha deciso di investire in modo massiccio: oltre a due alberghi a quattre stelle a Pisa (Accademia Palace e Abitalia Park Resort di San Rossore, di imminente apertura), al Grand Hotel Palazzo di Livorno dato in gestione alla NH, ci sono infatti già progetti per strutture di lusso sia a Viareggio, Empoli ed anchea Firenze. Insomma, un piccolo impero con sempre più bandierine sparse anche nel resto della Penisola, dal quale si gode ovviamente una vista privilegiata su un settore ad alto tasso di criticità, il cui valore economico è ormai fondamentale in un territorio sempre più orfano delle grandi aziende.

«Il ragionamento è complesso - spiega ancora la manager -. Come settore sentivamo l'esigenza di cambiare e come tipo di servizi ci stiamo avvicinando, anche se non ci siamo ancora arrivati, al livello degli altri Paesi. Da sottolineare che tutto questo accade in un contesto dove adesso devi competere a livello europeo: tanto per fare qualche esempio concreto, penso ad aree come la Spagna ed al suo litorale, alla Costa Azzurra od anche alla Provenza. Basta provare ad utilizzare Internet per andare magari a Siviglia e ci si può rendere conto di cosa significa poter acquistare una vacanza che sia veramente “chiavi in mano"».

Il sito incompiuto. Sì, purtroppo molto ormai passa dal Web e la Toscana ci ha indubbiamente creduto (vedi anche intervista all'assessore Cocchi in questa stessa pagina, ndr), ma c' è un male neppure tanto oscuro che affligge trasversalmente il settore. «Il pensiero corre subito al nuovo sito della regione (www.turismo.intoscana.it) - prosegue Righele -, che è molto bello, ma che va portato a compimento e, soprattutto, deve avere la possibilità di vendere delle vere e proprie proposte. Mi spiego: il turista è cambiato e, se vuole andare a Firenze non volendosi limitare magari ai musei, deve ad esempio sapere cosa fare la sera o scoprire che c'è la possibilità di fare anche un'escursione a cavallo. Insomma, è importante fornire la possibilità non solo di prenotare un albergo, cosa che in parte già succede, ma deve esserci sempre di più quella di scegliere tra idee complete ed allettanti».

Logistica carente. Il discorso sulle criticità del settore prosegue inevitabilmente con tutto ciò che è legato alla logistica: «Spesso mancano le indicazioni sui percorsi e su aree fondamentali - commenta ancora la manager di questo gruppo che ha la sede nazionale a Pisa -, con carenze anche dal punto di vista linguistico. Se torniamo a parlare dei siti si scopre ad esempio che quelli toscani offrono, oltre all'italiano, tuttalpiù l'i nglese, il francese o il tedesco: basta andare a vedersi quelli di altre regioni europee per scoprire che non è affatto raro ad arrivare ad una decina di versioni diverse, con grande attenzione ad esempio a lingue come il giapponese o il cinese, a dir poco strategiche e comunque molto apprezzata dai turisti che arrivano da quell' area.

Con questo voglio comunque sottolineare che il pubblico sta facendo tantissimo e sono invece i privati a contribuire troppo poco. Anche gli albergatori hanno prodotto uno sforzo notevole, tenendo ad esempio le tariffe ferme da anni, ma gli altri servizi non si adeguano o lo fanno in modo molto limitato. E il bell'a lbergo, da solo, al turista che viene in Toscana non basta certamente più. Il cliente vuole infatti comprare una vacanza che ormai non deve più essere solo un posto da vedere: vuole magari della buona musica (basta vedere il successo ad esempio del Festival Pucciniano di Torre del Lago), vuole proposte che siano vicine alla Toscana che si immagina prima di poterci arrivare».

“Coperto" nel mirino. Ma i mali del turismo non finiscono certamente qui. In una regione comunque costosa soprattutto per chi arriva da alcune aree del pianeta (basta pensare al cambio incredibilmente sfavorevole nei confronti dell'e uro per chi vive negli Stati Uniti e che ovviamente usa i dollari) ci si mette anche la consuetudine tutta italiana del “pane e coperto" per chi va al ristorante o dei supplementi di entità a volte incredibile per chi viene servito al tavolo in un bar. «Ancora oggi è un punto fortemente negativo - aggiunge Monica Righele - perché quando vede sovrapprezzi di quel genere lo straniero si sente veramente truffato: da questo punto di vista serve un intervento legislativo che uniformi la situazione a livello continentale».


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