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”SENZA MIGRANTI ECONOMIA FERMA” LE PIAZZE SI TINGONO DI GIALLO

La Toscana dei senegalesi e dei rumeni, dei marocchini e degli albanesi scende in piazza. Chi lancerà palloncini, chi indosserà sciarpe. Di colore giallo. E' il giorno della protesta degli oltre 300mila immigrati toscani. C'è chi addirittura sciopererà. E per la nostra economia è un avviso pesante: senza la manodopera straniera rischia il crack.

Per ora è una dimostrazione. Leggera come uno dei palloncini che verrà lanciato oggi pomeriggio. Ma se qualcosa non cambierà gli stranieri sono pronti a scendere in guerra. Molti di loro hanno già lasciato l'Italia per lidi più ospitali.

Rischiamo grosso? «Basti dire che ogni dieci euro prodotti dall'economia italiana, uno lo si deve agli immigrati», risponde Ndao Modou Khabane, 52 anni, segretario della comunità senegalese e del comitato Primo Marzo della provincia di Pisa.

In Toscana la presenza degli immigrati è decisiva? «Senza di noi ad esempio il settore conciario di Santa Croce rischia di chiudere i battenti. Altri settori che non possono più andare avanti e che sarebbero costretti a fermarsi senza la manodopera straniera sono quelli delle pulizie, dell'edilizia e dei servizi alle famiglie».

Perché vi limitate alla protesta e non scioperate? «Abbiamo deciso di non obbligare tutti gli immigrati a scioperare perché in un periodo di crisi economica molto grave, come è quello che stiamo attraversando, si correrebbe il rischio di esporli alla ritorsione dei loro datori di lavoro. Pertanto abbiamo deciso di fare manifestazioni in tutta Italia, lasciando ai coordinamenti provinciali la decisione sulle forme di protesta. Che variano da zona a zona».

Le ragioni della protesta? «Sono molteplici e riguardano tutte le condizioni davvero difficili in cui ci troviamo».

Esempi? «Per riavere il permesso di soggiorno dobbiamo dimostrare di aver guadagnato almeno 5mila euro. Ma in periodi di crisi come questo c'è chi perde il lavoro e quei soldi lì non è in grado di guadagnarli. Più in generale è la legge Bossi-Fini che ci penalizza fortemente».

Perché? «Subordina il rilascio del permesso di soggiorno al lavoro. Ora è giusto che chi viene in Italia debba dimostrare di essere assunto da un'azienda altrimenti verrebbero stranieri in un numero non sopportabile dal Paese».

Dove sta lo scandalo? «Nel fatto che un immigrato, dopo aver ottenuto regolarmente il permesso di soggiorno, per rinnovarlo deve dimostrare che sta svolgendo un lavoro. Ma con la crisi e il lavoro interinale è una condizione non sempre possibile da soddisfare. E quindi uno rischia di diventare clandestino. Prenda il mio caso. Sono vent'anni che lavoro in Italia, ma poniamo che per due anni rimanga senza un'o ccupazione fissa: rischio anch'io di diventare clandestino. Le sembra giusto?».

Altri problemi? «Quello della cittadinanza. Gli immigrati regolari pagano le tasse ma sono cittadini di serie B. Politicamente contiamo zero perché non abbiamo la cittadinanza».

Dopo dieci anni che uno è in Italia la può chiedere tranquillamente. «Difficile averla perché i criteri per ottenerla sono difficili. Il ministro Maroni ad esempio vorrebbe che un immigrato conoscesse benissimo la Costituzione. Ma se non la conoscono neppure gli italiani e gli stessi parlamentari...

Vi considerate anche dipendenti di serie B? «Non c'è dubbio che ci sono imprenditori che ci trattano da schiavi e ci sfruttano. Magari uno ha un contratto per cinque ore di lavoro e gliene fanno lavorare otto. Tanto è straniero. Uno cioè che politicamente nessuno difende. Che è senza diritti».

E la società toscana che rapporti ha con voi? «Buoni. In giro noi sentiamo nei nostri confronti accoglienza, tolleranza e rispetto. Ci possono essere anche episodi contrari, ma sono rari, limitati».

Esiste però, nel rapporto tra toscani e stranieri, anche il rovescio. Nel senso che ci sono immigrati che non rispettano le regole e le tradizioni degli toscani. Cosa ne pensa? «Guardi, in ogni assemblea di immigrati io sono solito raccomandare due cose».

La prima? «Il rispetto assoluto, senza eccezioni, delle leggi italiane. Se uno ad esempio ruba è un ladro, non importa se italiano o straniero. Rispettare le leggi e le regole è fondamentale per ogni immigrato».

Seconda raccomandazione? «Oltre alle leggi raccomando anche il rispetto delle culture e tradizioni del Paese che ci ospita. Come stranieri siamo tenuti ad un doppio rispetto: della cultura vostra e nostra...».


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