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UN DIARIO E 600 OPERE PER RICORDARE BANDINI IL PITTORE-OPERAIO
CECINA. Il 3 marzo 2009 scompariva improvvisamente Sirio Bandini. Un anno dopo lo studio del pittore in Via Verdi ha restituito oltre 600 lavori, appena catalogati, e un diario di memorie o "Parole in libertà", come lo chiamava l'autore, con racconti della sua gioventù e della famiglia, le amicizie con personalità importanti.
Un esempio è quel paesaggio venduto a Marcello Mastroianni il 13 agosto del 1963, quando era in vacanza a Castiglioncello e passò dalla sua galleria, allora alla Magona. Una preziosa fonte di informazioni che Bandini ha dato su di sé dai settant'anni, quando ha iniziato a stendere i "Pensieri in libertà" sul quaderno che la figlia Antonella gli aveva regalato per il compleanno nel 1999. Da quell'album con le pagine scritte a penna (destinate ad un lettore, con tanto di nota) e da una piccola raccolta di foto, amorevolmente ordinate dalla moglie Lidia, viene fuori un Bandini inedito, meno sotto il profilo artistico - anche se un dipinto a collage su una tavola di recupero è una sorpresa rispetto ai lavori conosciuti - ma più sotto l'aspetto umano.
Il racconto toccante della perdita del fratello Spartaco, scomparso in mare dopo la battaglia di El Alamein e il suo talento canoro, la tragedia della famiglia dopo la guerra, ma anche i pensieri sulla pittura, riflessioni sull'arte dalla preistoria in qua, i grandi maestri. Bandini iniziò la sua carriera disegnando col gesso sulle lamiere alla Magona di Piombino, dove lavorava come operaio, qui incontrò Renato Guttuso nel 1950, ricambiando poi la visita a Roma nello studio del pittore siciliano. Si formò da autodidatta mentre abitava a Rosignano, nutrito dagli ideali civili e dal contributo sociale dell'arte, prima di arrivare a Cecina nel 1959. I suoi quadri vinsero il "Premio Cecina" del 1960 (secondo posto) e del 1961, durante il quale conobbe Antonello Trombadori che era in giuria, rimasto poi "una amicizia duratura e di valore". Fu il critico a introdurlo nell'ambiente romano, dove conobbe gli artisti dell'epoca. «La formazione culturale in Cecina si basava su opere postmacchiaiole e non contemporanee - scrive - il mio coraggio derivò dall'aver conosciuto Levi, Guttuso, Treccani, Matta e i suoi allievi. Andare negli studi a Milano, a Roma. Trovarmi all'interno della contemporaneità».
C'è l'entusiasmo e l'orgoglio per aver intrapreso una strada nuova, che lo portò a formulare un linguaggio che ha fatto scuola e ottenere grandi riconoscimenti anche fuori d'Italia, lasciare una testimonianza civile nella Sala Consiliare del Comune, stringere amicizie nel mondo dell'arte e dello spettacolo - Uto Ughi, Giorgio Strehler, Fernando Farulli, Giuliana De Sio, Valentina Cortese - di cui amava parlare
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