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«PIANO CASA COMUNALE PER RILANCIARE L’EDILIZIA PRIMO: RIDURRE LE ATTESE»
CECINA. La crisi dell'edilizia si fa sentire anche a Cecina, dove diversi cantieri sono fermi, il mercato immobiliare arranca e le ditte cominciano a licenziare. L'amministrazione lancia una proposta: tradurre il piano casa della Regione in un piano casa comunale, riducendo i tempi d'attesa delle pratiche per facilitare famiglie e imprese. È il sindaco Stefano Benedetti ad illustrare la sua idea, intervenendo a tutto tondo sui problemi e le polemiche che dall'inizio del 2010 tengono banco.
Un'idea che parte dallo stesso presupposto dei piani casa di governo e regione, ovvero che rilanciare l'edilizia ridia fiato all'economia e alle famiglie. Il sindaco parla infatti di «riunire gli strumenti urbanistici e normativi per facilitare gli investimenti», riducendo i tempi d'attesa per le pratiche. E di «estendere la possibilità di ampliamenti e completamenti su tutto il territorio comunale».
È così grave la situazione casa a Cecina?
«La crisi dell'edilizia è generale. Anche se a Cecina si avverte un po' di meno, non siamo un'isola felice: sono sempre di più le persone che chiedono un appuntamento al sindaco per i problemi della casa, perché non sanno come pagare il mutuo o l'affitto. E anche da noi si rischia davvero di dover ricorrere alle roulotte per non mandare in strada gli sfrattati. Attuare la norma regionale ci sembra un modo per venire incontro alle esigenze delle famiglie, aiutando le imprese e l'economia del comune, al quale arriveranno gli oneri di urbanizzazione».
Dalla crisi edilizia alla crisi del calcio. L'hanno accusata di aver speso troppe energie per il Cecina.
«La situazione purtroppo è complicata, la trattativa attualmente è fallita. Ma il Comune ha fatto la sua parte, perché comunque una squadra di calcio rappresenta la città, ci sono dei ragazzi che ci lavorano, tanti giovani che praticano sport. Non credo che ci sia stato un eccesso di interesse, ci ho speso del tempo, è vero, ma non delle risorse. E mi auguro che le cose possano sbrogliarsi, un elogio va ai giocatori e a tutta la squadra che si sta impegnando con grande senso di responsabilità».
La sua giunta è sotto tiro per le scuole e per il degrado di strade e altri luoghi pubblici, mentre le manutenzioni sono state un suo cavallo di battaglia elettorale.
«Cecina è il secondo polo scolastico della provincia e l'unico ad aver realizzato negli ultimi 5 anni due nuovi edifici: il liceo e la scuola elementare di via Vico. Che dire delle manutenzioni? Sono stati impiegati 5 milioni di euro in 5 anni, è un dato inconfutabile. Il Pld ci attacca in modo strumentale su Palazzi, quando i ritardi nell'intervento sono dovuti al maltempo. E dimentica invece che nelle scuole, in assenza di finanziamenti statali, si fanno le collette per comprare carta igienica e fotocopie».
I problemi di manutenzione dei beni pubblici però esistono, ne è una prova il progetto per rifare il centro urbano.
«La manutenzione dell'esistente resta una priorità, per questo abbiamo investito 500mila euro per gli impianti sportivi e aumentato le risorse del 40% per il taglio dell'erba, con una gara che si svolgerà in questo mese. Stiamo anche procedendo a informatizzare il servizio di pronto intervento per coordinarci nei lavori con Enel, Asa e i privati. Voglio dire però che l'immobilismo e il degrado sono la tiritera del Pdl, dalla Faenzi ai Comuni il Polo porta avanti la politica delle buche: un po' troppo facile. Quanto all'accusa di svendere i beni pubblici, è infondata. Mi chiedo: è meglio tenere degli edifici e dei ruderi inutilizzati o investire in un nuovo viale della Vittoria a Marina? Crediamo che sia più utile mantenere i beni che possono servire ai cittadini, come i terreni per le case popolari, incrementando il patrimonio comunale».
Parliamo del degrado del centro: si può frenare l'emorragia dei negozi storici e di qualità?
«La norma non ci aiuta, ma centro commerciale naturale e investimenti, ad esempio nell'arredo, sono importanti per salvaguardare la qualità. Non credo però che il nostro problema siano i kebab o le macellerie islamiche. Insisto su questo perché credo che sia un elemento che distingue centrodestra da centrosinistra. A Natale sono stato nelle scuole a portare gli auguri e ho visto bimbi di tutti i colori, bambine col chador. Una società che cambia ha bisogno di integrazione per favorire la convivenza civile, che non si fa coi divieti e la paura, ma con la solidarietà e il rispetto delle regole. La destra invece sostiene che un centro di preghiera può diventare una pericolosa centrale terroristica, alimentando un clima di sospetto».
Però i suoi rapporti con il capo dell'opposizione, Paolo Barabino, sono improntati al fair play. Insieme avete gestito la crisi del Cecina calcio: consociativismo?
«C'è una maggioranza e un'opposizione e ognuno ha il suo ruolo, poi però i rapporti di stima tra le persone non si devono mettere in discussione. Io non rimpiango i tempi in cui i consiglieri comunali di opposti schieramenti non si parlavano, o non entravi in un negozio perché il titolare era di fede politica opposta alla tua. Inoltre ci sono questioni condivise, perché riguardano il futuro della città. Se si collabora nell'interesse pubblico ben venga. Per quanto mi riguarda mi sento il sindaco di tutti, destra e sinistra».
Enrico Rossi ha detto che è possibile tagliare subito dell'1 o 2% il costo delle amministrazioni. Si può fare anche nei comuni?
«A Cecina si è già tagliato abbastanza, passando in pochi anni da 260 dipendenti ai 190 di oggi. Riorganizzare i servizi e ottimizzare ancora le spese è un impegno che ci poniamo».
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