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C’ERA UNA VOLTA IL FIUME CECINA

L'alveo fluviale ridotto ad un rigagnolo verde dove un'eccessiva crescita algale testimonia l'elevata presenza di nutrienti (azoto e fosforo). E dove la latitanza d'acqua, nonostante un autunno relativamente piovoso, diventa l'emblema di una lenta inarrestabile agonìa del fiume scelto peraltro come bacino pilota in cui sperimentare la direttiva europea Acque 2000/60/Ce. Ormai ogni estate siamo costretti a scrivere di un Cecina secco e malridotto, del cosiddetto fenomeno di eutrofizzazione per cui l'alveo del fiume si trasforma in una pozza d'acqua verde, a tratti putrida, stagnante. Nel silenzio più assoluto questa - del Cecina - è diventata una condizione esistenziale, con cui si può convivere. Tanto arriverà l'autunno, ci saranno le piogge ed il fiume tornerà a vivere. Anzi, a sopravvivere. Ne sanno qualcosa i pescatori dell'Aps Cecina che ormai da due anni hanno fatto baracca e burattini per trasferirsi a pescare in Bocca d'Arno. Perché qui non c'è acqua e sempre meno pesce. E nei 79 km del corso del fiume che dalle Cornate scendono fino a Marina di Cecina e proprio l'ultimo tratto - quello nostro - a palesare i problemi maggiori. «Per forza. Ogni anno è la solita storia», ripete ormai come un refrain Marcello Demi, presidente regionale del Wwf. «L'acqua non scorre. Non c'è il minimo livello di protezione. Nel fiume ci va di tutto. Chi si è dotato di depuratori?». Così la portata massima del Cecina (1030 metri cubi al secondo) si riduce drasticamente in estate arrivando a picchi di 0,01 mc al secondo. Al di sotto della soglia del minimo deflusso vitale, dunque. Che non allarma più di tanto gli amministratori locali perché tanto il Cecina è un fiume a carattere torrentizio. E arriveranno le piogge. E si tirerà un sospiro di sollievo. Allora restano in pochi a gridare che «così non va». Che se il Cecina è in secca è perché «è normale che sia così in estate». Gli ambientalisti hanno indicato in due le cause di questa lenta inesorabile agonìa del fiume: i prelievi industriali e per uso agricolo, ancora massicci, che impediscono il ricaricarsi della falda. E la qualità delle acque sempre più ricche di sostanze azotate che accelerano i processi di eutrofizzazione come quello in corso. La carenza idrica? «Noi come Wwf - sottolinea ancora Demi - abbiamo fatto notare, contestandola, la sostituzione della scelta seppur sbagliata del bacino idropotabile di Idreos conl'invaso di Puretta. Perché Idros prevedeva la destinazione del 65% dell'acqua alla Bassa val di Cecina. Con Puretta va tutta all'Alta Val di Cecina quando le maggiori criticità sono per la bassa...» Michela Ghezzani, assessore all'Ambiente del Comune, segue da vicino la questione fiume. Ma evita allarmismi. «La situazione è sotto controllo. Non ci arrivano comunicazioni in merito. Il fenomeno della formazioni di alghe è legato alla portata d'acqua, ma l'autunno piovoso ci mette in condizioni di dire che non c'è una vera emergenza idrica per il territorio».


Tratta da Il Tirreno

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