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NOMADELFIA, COMMERCIANTI DEL CENTRO IN RIVOLTA
Commercianti sul piede di guerra per i due spettacoli della comunità di Nomadelfia organizzati sul corso Matteotti. Un mega palco davanti al duomo, quattro tende sul corso dove sistemare i vestiti, e poi due tir, spogliatoi mobili e bagni chimici. I negozianti non si lamentano dello spettacolo, premettono, quanto della struttura imponente che taglia in due la zona pedonale. E, poi non sopportano la mancanza di coordinazione con il Comune, colpevole di non averli coinvolti nell'organizzazione dell'evento. Vivono a quattro chilometri da Grosseto, in un piccolo paese dove non esiste la proprietà privata. I seguaci di Nomadelfia, la comunità per ragazzi fondata da don Zeno e famosa in tutta il mondo, portano i loro spettacoli nelle piazze italiane, per far conoscere il Vangelo e i loro stile di vita. «È inutile avere un'organizzazione come il Centro commerciale naturale - commenta Catia Giannoni, presidente del ccn - quando poi non c'è comunicazione con l'amministrazione. Lo spettacolo di ieri doveva essere un momento di aggregazione, invece è stato motivo di rabbia per i negozianti. Questo perché nessuno era stato informato». In linea con il Centro commerciale le titolari della gioielleria Gazza ladra. «Tra mercatini, cantieri e questo spettacolo - raccontano Cristina Tarchi e Sabina Mori - la nostra attività è tagliata fuori. Alcune persone non sanno neanche che esiste il negozio». Giuseppe Saglimbeni del negozio l'Accento ha la porta davanti a quattro tendoni verdi dove vengono sistemati i vestiti per lo show. «Lunedì mi sono arrabbiato - spiega Saglimbeni - neanche c'era lo spazio per muoversi. L'ho fatto notare e mi hanno trattato a male parole. Ben vengano le manifestazioni, ma se non ci impediscono di fare il nostro lavoro». Della stessa opinione Rosa Matulli, del negozio Monellerie. «C'è del malcontento - dice Matulli - perché le decisioni vengono prese senza che gli esercenti sappiano qualcosa. Oltretutto, si tratta di un'iniziativa che porta persone, ma non clienti».
Tratta da Il Tirreno
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